ANTONIO VIVALDI – LE QUATTRO STAGIONI

Celebre violinista e compositore, Antonio Vivaldi nacque a Venezia il 4 marzo 1678. Per questo celeberrimo compositore del periodo barocco  l’aggettivo prolifico è più che mai adeguato,  scrisse più musica di chiunque altro sull’intero pianeta: una cinquantina di opere per il teatro, una quantità considerevole di pezzi di musica sacra,un centinaio di brani strumentali, quasi cinquecento concerti per vari strumenti solisti e orchestra (ben duecentoventi per violino: era, infatti, uno dei maggiori violinisti dei suoi tempi). Vivaldi visse per lo più a Venezia. Figlio di un violinista che lavorava per la basilica di San Marco,prese gli ordini e divenne sacerdote. Questa sua condizione e il fatto che avesse i capelli di un rosso vivo gli valsero il soprannome di Prete Rosso. In realtà Vivaldi non esercitò un granchè il sacerdozio: i racconti delle sue disavventure abbondano. Un giorno, per esempio, mentre stava celebrando la messa, gli venne in mente una splendida melodia. Senza esitare e, tanto meno senza scusarsi, lasciò l’altare e si precipitò in sacrestia per mettere le note nero su bianco. I fedeli che assistettero alla celebrazione rimasero di sasso. Vivaldi fu portato in giudizio, perché fosse stabilita una punizione adeguata per tanta sconsideratezza. Forse l’inquisizione quel giorno era di buon umore. Trattandosi del caso di un genio un po’ fuori di testa, la condanna fu che non avrebbe potuto più dire messa. Ho motivo di credere che il Prete Rosso non si strappò i capelli dalla disperazione. Sono pronta a scommettere che avete già sentito qualche volta la musica di Vivaldi, in particolare le famosissime “Quattro stagioni”, un ciclo di quattro concerti per violino che fanno parte dell’opera 8 “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione” e che costituiscono uno dei primissimi esempi di musica descrittiva. Un sonetto introduce ogni singolo concerto; ognuno, di autore ignoto, intende fissare le immagini descritte dal compositore. Buon ascolto………

LA PRIMAVERA – concerto in MI maggiore

Giunt’è la Primavera e festosetti
La salutan gl’augei con lieto canto,
E i fonti allo spirar de’ zeffiretti
Con dolce mormorìo scorrono intanto;
Vengon coprendo l’aer di nero manto
E lampi, e tuoni ad annuntiarla eletti
Indi tacendo questi, gl’augelletti
Tornan di nuovo al lor canoro incanto:
E quindi sul fiorito ameno prato
Al caro mormorìo di fronde e piante
Dorme ‘l caprar col fido can’ a lato.
Di pastoral zampogna al suon festante
Danzan ninfe e pastor nel tetto amato
Di Primavera all’apparir brillante

La musica descrive passo dopo passo, i singoli eventi della Primavera: il canto degli uccelli, il temporale e, nella danza finale, il violino solista rappresenta un pastore addormentato, le viole, il latrato del fedele cane e le foglie fruscianti sono interpretate da altri violini.

ESTATE – concerto in sol minore

Sotto dura stagion dal sole accesa
Langue l’huom, langue ‘l gregge, ed arde ‘l pino,
Scioglie il cucco la voce, e tosto intesa
Canta la tortorella e ‘l gardellino.
Zeffiro dolce spira, ma contesa
Muove Borea improvviso al suo vicino;
E piange il Pastorel, perché sospesa
Teme fiera borasca, e ‘l suo destino;
Toglie alle membra lasse il suo riposo
Il timore de’ lampi, e tuoni fieri
E de mosche, e mosconi il stuol furioso:
Ah che pur troppo i suoi timor sono veri
Tuona e fulmina il cielo grandinoso
Tronca il capo alle spiche e a’ grani alteri.

E’ sicuramente il concerto con più efficacia descrittiva. La tempesta estiva ne è protagonista e la si sente avvicinarsi nella calura estiva per poi scoppiare nel finale in tutta la sua violenza. Il pastore spaventato dal temporale improvviso è descritto nell’assolo.

http://www.youtube.com/watch?v=8BsBbtp4gW4&feature=related

AUTUNNO – concerto in FA maggiore

Celebra il Villanel con balli e canti
Del felice raccolto il bel piacere
E del liquor di Bacco accesi tanti
Finiscono col sonno il lor godere.
Fa’ ch’ogn’uno tralasci e balli e canti
L’aria che temperata dà piacere,
E la Stagion ch’inventa tanti e tanti
D’un dolcissimo sonno al bel godere.
I cacciator alla nov’alba a caccia
Con corni, schioppi, e cani escono fuore.
Fugge la belva, e seguono la traccia
Già sbigottita, e lassa al gran rumore
De’ schioppi e cani, ferita minaccia
Languida di fuggir, ma oppressa muore.

Qui il protagonista è Bacco. Vivaldi riproduce in modo ineguagliabile i festeggiamenti per la vendemmia,  mentre nel movimento centrale si gode il clima trasognato e tranquillo del dopo festa. Il terzo movimento, infine, descrive i ritmi concitati della caccia.

http://www.youtube.com/watch?v=QOSg7LFgt6Y&feature=related

L’INVERNO – concerto in MI maggiore

Agghiacciato tremar tra nevi algenti
Al severo spirar d’orrido Vento,
Correr battendo i piedi ogni momento;
E pel soverchio gel batter i denti;
Passar’ al foco dì quieti e contenti
Mentre la pioggia fuor bagna ben cento.
Camminar sopra ‘l ghiaccio, e a passo lento
Per timor di cader girsene intenti;
Gir forte, sdruccievole, cader a terra
Di nuovo ir sopra ‘l ghiaccio e correr forte
Sin che ‘l ghiaccio si rompe, e si disserra;
Sentir uscir dalle ferrate porte
Scirocco, Borea e tutti i Venti in guerra.
Quest’è ‘l Verno, ma tal che gioja apporte.

Questo concerto era stato concepito da Vivaldi perché fosse eseguito in chiesa, tant’è che i toni pastorali costringevano l’orchestra a suonare quasi in sordina, quasi a non voler disturbare i fedeli in preghiera. L’inverno viene descritto in tre momenti: l’azione spietata del vento gelido (allegro), il secondo movimento, tra i più celebri de Le quattro stagioni, della pioggia che cade lenta sul terreno ghiacciato (adagio) e la serena certezza che il sole, raggiunto il suo punto più basso nel solstizio d’inverno, dopo tre giorni di apparente immobilità, la notte del 24 dicembre comincia miracolosamente la sua risalita e,con l’equinozio di Primavera, confermerà il suo trionfo di eroe invincibile (allegro).

http://www.youtube.com/watch?v=IWN60k3laWM&feature=related

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