L’ESSERE UMANO

Avevo dodici anni quando fermai mio padre nel corridoio e gli chiesi: “Papà, ma noi da dove veniamo?”.   Mi era capitato di sentire questa domanda da qualcun altro e mi aveva colpito molto. Lui mi guardò con il viso serio ma con un lampo divertito negli occhi e rispose: “Bèh, io vengo dal bagno e tu dalla cucina!”. E compresi che più di questo non avrebbe saputo dirmi. Da allora questa domanda rimase ad assillarmi insieme a un’altra ben più inquietante: “C’è un seguito dopo la morte?”.

Guardandomi intorno mi resi conto che tutta l’umanità cercava la risposta a queste domande e che nessuna risposta poteva usufruire di prove certe. Finché dopo parecchi anni scoprii l’esoterismo e sentii con stupore la esternazione di risposte che avevo già dentro!
L’ennesima illusione? Anche se fosse è però qualcosa che dà un senso superiore alla vita, mi soddisfa, mi fa stare bene, mi dà la spiegazione di ogni cosa e mi dà la forza di affrontare con coscienza e con equilibrio qualsiasi evento della vita.

La filosofia Yoga e la Teosofia affermano che l’uomo, scendendo nella materia, ha dovuto integrare nel proprio spirito altre energie più pesanti fino a costruire il proprio corpo fisico. Proprio come una cipolla è costituito di vari strati, detti “corpi” o “veicoli”. Risalendo dal corpo fisico verso lo spirito ognuno di questi corpi è costituito da una energia che vibra più velocemente della precedente. 

Questi corpi vengono così chiamati:
corpo fisico, che ci dà modo di interagire nel mondo della materia.

corpo eterico (o energetico o vitale), che è la controparte energetica del corpo fisico essendo costituito dai circuiti energetici che lo tengono in vita. Le sue emissioni energetiche fuoriescono dal corpo fisico e vengono chiamate “aura”. E’ costituito anche da migliaia di vortici energetici che scambiano energia con l’esterno (in sanscrito denominati “chakra”) di cui i più grandi sono sette, allineati in corrispondenza della spina dorsale.

corpo astrale (o emozionale o corpo del desiderio), che ci consente di sperimentare tutti i livelli di sensazioni e di emozioni da cui ha origine l’insegnamento della vita. E’ collegato ai corpi fisico ed eterico da una corda energetica, chiamata la corda d’argento, mediante la quale è possibile “uscire” dal corpo e visitare il piano astrale. Con la morte del corpo fisico questa corda si dissolve e il corpo astrale con i corpi superiori sono liberi di andare.

corpo mentale (o mentale concreto), che è la sede dell’intelletto, il creatore dei pensieri, la guida delle azioni del corpo fisico. Emette energia telepatica e forme pensiero che poi tendono ad associarsi con altre forme dello stesso tipo.

Tutti i corpi nominati finora sono mortali, nel senso che dopo la morte del corpo fisico si dissolvono lentamente l’uno dopo l’altro.

corpo causale (o mentale astratto), che consente di concepire i pensieri più astratti e le emozioni più altruistiche. E’ il primo dei corpi immortali ed è il relais che può collegare l’uomo alla sua essenza superiore, permettendo di canalizzare su di lui la forza divina. Questo corpo è libero dai sensi, dall’egoismo e dalle paure dei corpi inferiori e quindi consente l’armonia, la meditazione, la sintesi. E’ detto causale perché qui si conserva l’esperienza acquisita nelle vite passate, divenendo quindi la causa del comportamento tenuto nelle vite successive.

corpo buddhico, la cui qualità specifica è amore-saggezza, comunione, unità. Da qui provengono le intuizioni superiori che permettono agli artisti di ideare il loro capolavoro, a patto che i corpi mentale e astrale siano tranquilli e consentano il passaggio dell’ispirazione dai piani superiori a quelli inferiori.

corpo atmico, caratterizzato dalla volontà e dalla potenza, sede della energia dinamica dello Spirito. Questo è il veicolo più sottile che permette ancora la individualizzazione.

Oltre a questi corpi, conosciuti praticamente da tutte le tradizioni esoteriche, La Scienza Unitaria di I.J.P.Appel Guéry ne individua un altro importantissimo intimamente collegato al corpo fisico:

il corpo di potenza, costituito da tutte le energie inferiori che consentono all’individuo (ego) di agire nell’ambiente esterno per le proprie finalità. E’ il veicolo più esterno ed è costituito dalle energie più potenti che l’uomo può usare nella dimensione materiale. Allo stesso modo dei corpi più sottili che si trovano integrati nel corpo fisico, così il corpo fisico è integrato nel corpo di potenza, ma la maggior parte delle persone non se ne rende conto. Purtroppo questo è il veicolo più incastrato e inghiottito dalle forze karmiche del pianeta, ed è una vera impresa riuscire a padroneggiarlo e a farlo riemergere per differenziarlo da ciò a cui è mescolato, condizione essenziale per avere una valida connessione con i propri corpi superiori.

Tutto questo serve a capire che l’uomo non esiste solo sul piano fisico, ma contemporaneamente su tutti i livelli di energia, per cui ogni cosa che fa produce effetti in tutte le dimensioni.
L’evoluzione umana passa per la graduale espansione di coscienza che consente di percepire tutti i propri corpi fino a ritrovare la propria essenza immortale.
Come è importante conoscere l’anatomia del proprio corpo fisico così è importante conoscere i propri corpi sottili.

Va ricordato che l’individuazione dei vari corpi sottili è dovuta al fatto che l’uomo analizza, suddivide e classifica ogni cosa perché non è in grado di comprendere tutto insieme, quindi cerca di capire un pezzetto per volta. In realtà tutto è uno e non ci sono separazioni nette tra le energie, ma solo modulazioni.
Inoltre bisogna sempre tenere presente che porre le dimensioni più sottili “in alto” e le dimensioni più pesanti “in basso” è solo una espressione figurata, dovuta al fatto che da millenni quando l’uomo pensa al divino guarda al cielo. In realtà tutte le dimensioni sono semplicemente compenetrate una dentro l’altra, con le energie più sottili all’interno e le energie più pesanti all’esterno.

Lo stesso è per l’uomo: tutti i suoi corpi si compenetrano, da quello più denso all’esterno a quello più sottile all’interno, e continuando si trovano altre dimensioni sempre più sottili fino a trovare Dio, l’energia primaria e assoluta.
Per cui è chiaro che la “discesa” dello spirito nella materia, visto dalla nostra posizione, è un percorso dall’interno verso l’esterno, che avviene con l’acquisizione di energie sempre più dense, cioè che vibrano più lentamente. Il viaggio di ritorno è verso l’interiore, cioè verso il divino, e richiede una “espansione” di coscienza verso le energie più sottili.
Infatti, al di là di ciò che riesce a concepire la nostra mente abituata alle leggi della materia, l’infinito dell’energia divina non si trova lontano nell’universo ma nella profondità  infinita dell’essere umano e di ogni altra cosa.

Quindi il fulcro su cui ruota l’avventura dell’essere umano è la coscienza. Ma cos’è la coscienza?
La scienza non è in grado di dare una risposta certa né di stabilire dove si trova esattamente. Secondo i neuropsicologi sarebbe la capacità di integrare le informazioni, ovviamente sia le informazioni esterne che quelle interiori relative al proprio sé. Inoltre con la parola “cosciente” si intende essere vigile, reattivo e interattivo.
Io però distinguerei tra la vera coscienza e la pseudo-coscienza. La vera coscienza è quella di chi è perfettamente consapevole di sé stesso, specialmente dei corpi sottili e del proprio Sé superiore.

Tutti gli altri livelli di coscienza forse potrebbero essere meglio definiti come livelli di incoscienza.

Ha detto il maestro G. I. Gurdjieff (russo caucasico vissuto nella prima metà del 1900) che l’uomo è una macchina senza pilota che cambia continuamente direzione guidata dagli stimoli esterni. Solo quando l’uomo “si ricorda di sé” comincia ad avere una parvenza di coscienza. Tutti gli stimoli esterni della vita lo portano fuori di sé, per cui vive in un continuo stato di incoscienza. Per avere una vera coscienza dovrebbe “ricordarsi di sé” per 24 ore al giorno, ma ciò è ancora oggi praticamente impossibile per l’uomo comune.

Riconoscere questo è un bel colpo alla presunzione dell’uomo! Sembrerebbe naturale assimilare la propria coscienza all’intelligenza, alla razionalità di cui tantissimi vanno tanto fieri che si sentono padroni del mondo. Bisogna invece comprendere che la razionalità è semplicemente un ulteriore attributo che serve all’uomo per vivere nella materia (cioè nell’illusione), ma che non serve nelle dimensioni più sottili.
In conclusione, il nostro livello di coscienza è talmente basso che i nostri spiriti guida ci guardano con tenerezza come noi guardiamo i nostri bambini piccoli.

Su questo argomento ecco il pensiero del maestro Aivanhov:
“Come definire l’essere umano? In lui, la natura inferiore e la natura superiore sono così inestricabilmente mescolate, che è impossibile dire dove finisca l’una e dove incominci l’altra. La Divinità abita in tutti gli esseri, anche nei meno evoluti; la differenza sta nella coscienza. Dio è presente allo stesso modo e altrettanto pienamente tanto nelle persone più rozze e più amorali, che in un Maestro spirituale; ma dal momento che le persone rozze e amorali non hanno coscienza del fatto che la Divinità abiti in loro, Le impediscono di manifestarsi. Così, ci sono esseri e luoghi in cui la presenza divina non Si manifesta, poiché questi si sono chiusi alla Divinità, non l’accettano.
Dio esiste in noi e vuole manifestarsi in tutta la Sua bellezza, la Sua potenza, la Sua luce e il Suo amore. È quindi compito nostro prendere coscienza di questa presenza e lavorare per farla vivere ogni giorno più intensamente in noi.”

Come è possibile riuscire in questo compito? Un uomo da solo non è in grado di evolversi in questo modo nell’ambito di una sola vita. Ma è un essere sociale e alla sua nascita può ripartire dal punto in cui sono arrivati i suoi predecessori. E allora ci accorgiamo che l’evoluzione non è più solo di un uomo, ma dell’intera umanità. Questo vale anche per qualsiasi altro tipo di progresso, da quello scientifico a quello industriale  a quello culturale…
Ogni uomo ha bisogno dei suoi consimili per condividere tutto e crescere insieme.

Ecco perché è importante che tutti coloro che ambiscono alla crescita spirituale si riuniscano in gruppi omogenei che servono a fortificare il lavoro personale (la Scienza Unitaria chiama questi gruppi “Famiglia energetica”, ben diversa dalla “Famiglia cromosomica” dei propri parenti).

Ma ogni uomo deve anche faticosamente capire qual è il giusto comportamento per ottenere una vita soddisfacente e trovare il percorso della sua crescita. Nella filosofia indiana si parla di Karma (principio di causa/effetto) per indicare le conseguenze delle proprie azioni, specialmente a livello energetico, che ricadono su noi stessi; e di Dharma, per indicare il corretto comportamento che è coerente con l’ordine dell’universo e non crea Karma, anzi aiuta a superare i colpi del Karma.

In pratica io vedo l’essere umano come un cieco che trova la sua strada a tentoni sbattendo continuamente e imparando con il dolore quali sono le strade sbagliate. Dovrebbe affinare il suo udito per poter ascoltare i consigli e gli aiuti che qualcuno più in alto gli manda in continuazione.
A volte si incaponisce su un percorso che sa essere sbagliato semplicemente perché lo spaventa di più affrontare un nuovo percorso di cui non sa nulla. Cerca di aggrapparsi alle proprie misere “certezze” pur di evitare di affrontare l’ignoto. Eppure è proprio questa paura di cambiare la causa degli insuccessi di cui incolpa il destino… mentre invece dovrebbe vedere il cambiamento come una occasione di miglioramento che genera un momento di crescita.

D’altra parte tutto ciò è necessario, perché se non ci fossero difficoltà non ci sarebbe alcuno stimolo alla crescita. E’ una bella immagine vedere gli ostacoli non come barriere ma come gradini per salire più in alto.
La chiave di tutto questo è l’ignoranza, condizione essenziale per vivere pienamente questo fantastico videogioco che è la vita. E man mano che questa ignoranza nei secoli comincia a dissiparsi lascia ancora più spazio alla presunzione e alla superbia di chi crede di avere tutto sotto controllo.

Ma come per capire veramente un’altra persona bisognerebbe ESSERE quell’altra persona… per capire veramente Dio bisognerebbe ESSERE Dio!
Quindi non esiste nessun essere umano che possa dire di conoscere la verità.
Dice Kryon (entità canalizzata principalmente dall’americano Lee Carroll) che ognuno ha la sua “distorsione” della Verità, e questa distorsione si attenua man mano che aumenta il livello di coscienza.
Infatti ecco cosa dicono i maestri quando l’uomo scopre una nuova verità che gli cambia la vita: – E’ così!……………… ma non è così…-.

Quindi penso che ognuno debba trovare da sé la propria strada, perché ognuno ha un suo percorso diverso dagli altri e non si può confrontare, non si può dire chi sta più avanti e chi più indietro. Ciò non toglie che chiunque può essere un maestro per un altro perché ha acquisito esperienze che l’altro ancora non ha.
Però va chiarito un grande malinteso: il maestro non serve per infonderti la sua luce o per darti le sue regole della crescita, ma solo per farti capire che la crescita è possibile.
Certo, la “distorsione” del mio maestro è migliore della mia, ma è pur sempre una distorsione. Eppure, se la sento risuonare profondamente con la mia essenza e con il mio percorso, la devo seguire per un piccolo tratto del mio viaggio perché è ciò che mi serve in quel momento, tenendo presente che la mia evoluzione rimane sempre una mia responsabilità personale.

Il percorso di ritorno verso la propria essenza è un percorso di libertà perché solo essendo veramente se stessi si è liberi. Infatti tutti gli esseri umani prima o poi percepiscono di essere imprigionati dai condizionamenti, dalle situazioni, dai pensieri, dai desideri, dalle passioni, dagli obblighi, dalle necessità, dal corpo fisico!
Ha detto il Cristo:”La Conoscenza vi renderà liberi”: infatti la conoscenza (non quella culturale ma quella esoterica) porta un ampliamento della coscienza a livelli in cui non ci sono più gli incastri di cui sta soffrendo l’uomo di oggi.

Il lavoro più difficile di un vero maestro è di fare attenzione a non creare dipendenza nei propri discepoli.
Ha detto Jiddu Krishnamurti (indiano, 1895-1986):
“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve”, ed anche:
“La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare”.

Quindi la propria evoluzione diventa un percorso attivo solo quando l’uomo ne sente la necessità e comincia a lavorare coscientemente su se stesso. Naturalmente questo richiede una continua attenzione ad usare il proprio discernimento per individuare tutto ciò che può essere utile o dannoso: l’alimentazione, la pulizia, la salute, il modo di pensare, il modo di percepire, l’informazione, la conoscenza, i rapporti con gli altri, i propri obiettivi, i propri ideali, il proprio senso della vita.
E’ necessario inoltre il fortissimo intento di percepire un contatto diretto e continuo con la propria essenza sottile.

E’ determinante, a questo scopo, far parte di un gruppo omogeneo dove tutti hanno lo stesso intento, purché nessuno dimentichi che il gruppo non può sostituirsi al lavoro individuale.

La luce che deve fare da guida è l’amore.
Il primo passo è l’amore per sé stessi, che non significa affatto soddisfare tutte le voglie del corpo fisico e tutte le passioni che ci travolgono. Amore per sé stessi è avere cura del proprio complesso psico-fisico e spirituale, evitando tutto ciò che può causare danni sia al corpo che alla mente e praticare tutto ciò che può darci il controllo delle energie inferiori e la connessione con le energie superiori per la nostra crescita evolutiva.
Il passo successivo è l’amore per gli altri e per tutto il creato, un amore che riempie la vita, che dà la sensazione di unità con tutto l’universo, che ispira la vera felicità, che determina un vero balzo evolutivo. Fino a scoprire che l’amore per sé stessi e l’amore per gli altri sono la stessa cosa, perché in realtà sono l’amore per il Sé individuale e l’amore per il Sé superiore.

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24 Responses to L’ESSERE UMANO

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